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venerdì 29 novembre 2013

JFK: 50 anni fa, a Dallas

Di Irma Benedetto

Dov'eri quando hanno sparato a Kennedy?

Il 22 Novembre 1963 a Dallas la morte di John Fitzgerald Kennedy, 35° Presidente degli Stati Uniti, mutò il corso della Storia per sempre. La maggiore potenza al mondo quel giorno diventò orfana, perse l'insostituibile guida che aveva governato l'America durante due anni costellati da sofferenza e dolore ma anche da successi politici: dalla gestione del Paese durante la Guerra Fredda alla conquista dello spazio, dalla nascita dei movimenti per i diritti civili degli afroamericani alla costruzione del Muro di Belino, John F. Kennedy dimostrò la sua forza di sognatore incantando il mondo.
Kennedy non solo è stato il Presidente più amato di tutta la storia americana, ma ha ispirato intere generazioni successive con il suo carisma.
JFK è una figura che rimane d'altra parte ancora controversa: nessuno prima della sua morte sapeva del suo calvario quotidiano dovuto alle numerose malattie, alla sua assunzione di anfetamine per lenire il dolore, di barbiturici, ormoni, sonniferi, tranquillanti. <<E' incredibile la quantità di dolore che quest'uomo doveva sopportare ogni giorno>> confessa oggi il dottor Kelman, internista che lo ebbe in cura fin da quando era ragazzo. La sua cartella clinica e le sue vicende familiari sono rimaste nascoste a tutta l'America, dall'esterno non si vedeva che un Presidente giovane e vitale. Vicende che tracciarono un solco profondo nella difficile vita di "Jack": la sorella Rosemary, soggetta a sbalzi d'umore e colpita da problemi di dislessia, venne portata in una clinica psichiatrica dove ne uscì lobotomizzata ed in stato vegetativo. Si ricorda inoltre la morte della primogenita di John, Arabella, e dell'ultimogenito Patrick. Kennedy d'altra parte fu affiancato durante tutta la sua vita da una famiglia molto forte e determinata, che lo resse nei momenti più difficili e costruì intorno alla sua figura il mito di JFK: i soldi del padre gli comprarono la carica prima di deputato e poi di senatore del Massachusetts, così da spianargli la strada per le elezioni presidenziali, mentre Jackie, tradita ripetutamente ed umiliata, non solo gli restò accanto basando la sua vita sull'apparenza di un matrimonio felice per non recare danno all'immagine che il mondo aveva di John, ma dopo l'assassinio pretese funerali simili a quelli di Lincoln ed in segreto fece progettare la tomba di Kennedy in modo che fosse allineata al Lincoln Memorial.
Ma oggi cosa resta del mito JFK, cosa continua ad affascinare 50 anni dopo Dallas? Ogni riflessione sull'operato della sua presidenza è stata schiacciata dalla sua tragica fine, rendendo molto difficile separare, soprattutto per un americano, anche molto tempo dopo, l'emotività dalla realtà politica, l'uomo fragile dal mito. Di Kennedy ricordiamo la sua idea di integrazione degli afroamericani, di uguaglianza, di partecipazione di tutti per costruire insieme un'America migliore secondo valori condivisi, la sua capacità di far uscire fuori dalla gente il meglio di se. John Kennedy era, insomma, un grande comunicatore: nelle sue parole si specchia e permane la vera essenza del mandato di Kennedy, mandato volto, più che a macchinazioni politiche, al cambiamento culturale della mentalità dell'epoca.

We miss you Jack, and always will


John Fitzgerald Kennedy con Caroline e John-John nello Studio Ovale

Il Presidente Barack Obama osserva un ritratto di Kennedy

Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi  per il vostro paese
File:John F Kennedy Signature 2.svg















Fonti articolo: Usa, la storia mai raccontata (Oliver Stone), Speciale La Stampa JFK: 50 anni dopo (supplemento cartaceo di 16 pagine), JFK, 50 anni dopoWikipediaLa Repubblica.

venerdì 22 novembre 2013


   J.F.K. JOHN FITZGERALD KENNEDY l'uomo, il presidente

di Francesco Mazzonetto




Fonte:fanpage.it



Sono passati ormai 50 anni da quel drammatico 22 novembre 1963, quando a Dallas un perfetto sconosciuto uccise uno dei più grandi presidenti che gli Stati Uniti d'America abbiano mai avuto, quel presidente era John Fitzgerald Kennnedy. Che cosa ci ha lasciato questa grandissima figura? Con lui certo, grazie alla crisi di Cuba, si è andati più vicini che mai alla terza guerra mondiale, ma con l'aiuto di suo fratello Robert Kennedy si riuscì a tornare sulla strada della diplomazia e ad evitare un conflitto nucleare. Con una sola parola "Ich bin ein Berliner" John Fitzgerald Kennedy seppe confortare la popolazione della Germania dell'ovest facendo capire loro che non erano soli. Ecco cosa ci ha lasciato Kennedy, la forza, anche nei momenti di maggior difficoltà,  di saper andare avanti, di dare una spinta decisiva per riportare tutto sulla via della diplomazia, della pace e dell'aiuto reciproco.



Certo, come ogni uomo Kennedy aveva le sue debolezze come ad esempio per le donne, soffriva del morbo di Addison che lo costringeva a continue terapie di steroidei. Non dobbiamo dimenticare che questo presidente diede inizio alla guerra in Vietnam ma molti ormai sono d'accordo nel sostenere che lo fece per proseguire il lavoro della legione straniera nell'ex colonia francese. Quest'uomo dovette sopportare la perdita del figlio Patrick che nacque nell'agosto del 1963 e che morì poche ore dopo la nascita. Ma il 22 novembre 1963 tutto questo finì, Lee Harvey Oswald sparò a Kennedy e in quell'ultimo di tre spari si dissolse anche l'America di Kennedy, un'America spensierata che non avrebbe mai immaginato niente del genere.



Kennedy vive nelle nostre menti tutt'ora e dobbiamo prendere spunto dalla sua figura per superare ogni difficoltà.