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sabato 30 novembre 2013

Cleopatra mette in ginocchio la Sardegna

Di Vladimiro Labate

Nella notte tra il 18 e il 19 novembre scorso il ciclone Cleopatra si è abbattuto sulla Sardegna orientale. La pioggia che solitamente cade in sei mesi è caduta in circa 24 ore, provocando danni devastanti a un territorio a forte rischio idrogeologico. Ponti, strade e edifici sono stati sommersi dall'acqua dei fiumi straripati. Il bilancio complessivo è stato di 17 morti e un disperso e ingenti danni alle infrastrutture e alle abitazioni. Le province più colpite sono state quelle di Olbia, Nuoro e Oristano.


Ad Arzachena un'intera famiglia brasiliana che viveva in un seminterrato è stata uccisa dall'acqua. I due genitori, il figlio di 20 anni e la figlia di 16 sono rimasti intrappolati nella loro abitazione, sommersi da un'onda di fanghiglia alta tre metri, e sono morti annegati. Nel nuorese, invece, sulla strada che collega Oliena e Dorgali, un'automobile di servizio della Squadra mobile di Nuoro è finita fuori strada a causa del cedimento di un ponte e ciò ha provocato la morte del 44enne assistente capo Luca Tanzi e il ferimento di tre suoi colleghi, nessuno di essi in pericolo di vita. L'incidente è avvenuto mentre i poliziotti stavano scortando un'ambulanza, la quale fortunatamente non è stata coinvolta nel tragico avvenimento. A Raica un padre e il suo bambino di 3 anni sono stati uccisi dalle forza delle acque.

Intervento del Presidente della Camera sull'alluvione della Sardegna

Immediatamente si è mosso il Consiglio dei Ministri, dichiarando lo stato di emergenza e stanziando 20 milioni di euro per i territori colpiti dall'alluvione. Il premier Enrico Letta ha dichiarato anche il 22 novembre giornata di lutto nazionale. Solidarietà per la Sardegna è stata espressa da tutti i politici, anche dal presidente del Parlamento europeo Martin Schulz.
La Protezione civile nazionale il 25 novembre ha emesso un'ordinanza per la quale a ogni famiglia che ha perso la prima casa verrà assegnato un contributo di 600 euro. Per coloro i quali vivono da soli il contributo sarà di 300 euro.
Il 30 novembre il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni ha esentato dal pagamento dei tributi, con scadenza compresa tra il 18 novembre e il 20 dicembre 2013, tutti i cittadini dei Comuni colpiti dalla terribile alluvione.
Ma fin dalle ore successive alla tragedia si è alzato un coro di proteste. Infatti secondo molti non c'è stato sufficiente preavviso, da parte degli enti preposti, del rischio che le incessanti piogge provocavano al territorio. Secondo Gabrielli, il capo della Protezione civile, attivo fin da subito nei soccorsi, «in Sardegna sono state disattese le ordinanze dei sindaci emanate per mettere in sicurezza la popolazione» e quindi «se i sindaci si sono visti rifiutare da parte della popolazione queste ordinanze di evacuazione, che sono atti imperativi, ciò conferma che il problema è culturale». Egli ha detto anche che «è proprio per il rispetto dei morti che noi dobbiamo evitare che i vivi non condividano la stessa sorte in futuro». Queste sono state le sue parole, dette durante un'audizione alla commissione Ambiente della Camera dei Deputati sull'alluvione in Sardegna.
Il 21 novembre la Procura di Tempio Pausania ha aperto un'inchiesta per accertare le responsabilità sui morti e sui danni ambientali, acquisendo documenti e atti negli uffici della provincia di Olbia-Tempio e del Comune di Olbia. 

Fonti: www.corriere.it, www.giornalettismo.com

venerdì 22 novembre 2013

Attivisti di Greenpeace arrestati per la loro protesta

Di Vladimiro Labate

Il 18 settembre 2013 due attivisti di Greenpeace, organizzazione non governativa (ong) ecologista in prima linea nella difesa dell'ambiente e contro lo sfruttamento delle risorse naturali, sono stati arrestati dalla Guardia Costiera russa, mentre tentavano la scalata della piattaforma petrolifera Prirazlomnaya della compagnia Gazprom nel Mar Glaciale Artico. Essi stavano protestando pacificamente contro lo sfruttamento, da parte delle multinazionali, dei giacimenti dell'"oro nero" nei mari del Polo Nord. Dei colpi di avvertimento contro i due sono stati sparati dai militari russi, che hanno minacciato successivamente di mirare alla nave Arctic Sunrise, base mobile dei blitz ecologisti, se essa non avesse lasciato l'area intorno alla piattaforma.

Il video della scalata della piattaforma da parte dei due attivisti e degli spari dei militari

Poche ore dopo 8 uomini dei servizi speciali della Marina russa sono stati calati da un elicottero sull'imbarcazione degli ambientalisti, che si trovava in acque internazionali, attuando un vero e proprio blitz militare. Essi hanno arrestato, puntando loro le pistole alla testa, 28 attivisti dell'organizzazione, tra cui l'italiano Cristian D'Alessandro, e due giornalisti freelance, ed hanno sequestrato la Arctic Sunrise.


Il video del blitz militare della Marina russa contro la nave Arctic Sunrise

Secondo Greenpeace, agli arrestati è stata negata inizialmente l'assistenza legale e la tutela da parte delle ambasciate (infatti gli attivisti sono di diverse nazionalità). A partire dal giorno successivo al blitz, l'ong ha organizzato un movimento di protesta per liberare gli Arctic30, così soprannominati gli attivisti arrestati, e si è appellata alle diplomazie nazionali per sbrogliare l'intricata matassa. Pochi giorni dopo l'arresto i militanti sono stati accusati dal tribunale di Murmansk, nel nord della Russia, di pirateria, reato punito dalla legislazione russa con un massimo di 15 anni di carcere, e sono stati posti sotto custodia cautelare per due mesi. Ma il 23 ottobre le autorità russe hanno annunciato di aver derubricato il capo d'imputazione in teppismo, punibile con 7 anni di detenzione.
L'11 di novembre gli arrestati sono stati trasferiti dal carcere di Murmansk in un centro detentivo a San Pietroburgo.
La liberazione dell'attivista italiano Cristian D'Alessandro
Fonte: www.greenpeace.org
Dopo circa 60 giorni di prigionia, il 20 novembre la brasiliana Ana Paula Maciel è stata la prima degli Arctic30 ad essere scarcerata su cauzione. Dopo di lei altri 12 attivisti, tra cui l'italiano D'Alessandro, sono stati liberati, mentre altri 7 attendono l'esecuzione della scarcerazione. Soltanto all'australiano Clive Russell la detenzione è stata estesa di tre mesi.
Intanto presso il Tribunale Internazionale del Diritto Marino ad Amburgo, è iniziato il 6 novembre il processo nei confronti della Russia richiesto dall'Olanda, stato in cui è registrata la nave sequestrata Arctic Sunrise. Il procedimento giudiziario si basa sulla Convenzione Onu sul Diritto Marino sottoscritta anche dalla Russia, la quale però ha fatto sapere di non voler partecipare e di non voler accettare la sentenza del Tribunale. L'Olanda ha chiesto l'applicazione della legge per il diritto alla protesta pacifica, sollecitando la scarcerazione degli attivisti e il dissequestro della nave.

Fonti: www.greenpeace.org, www.lapresse.it, www.larepubblica.it, www.ansa.it

mercoledì 3 aprile 2013

E se si spostasse l'asse terrestre?

Chiara Castellazzo - Tecnologia, scienza e ambiente.

Che cosa accadrebbe se si spostasse l'asse terrestre? Quali potrebbero essere le conseguenze per il nostro pianeta?L'ultimo terremoto avvenuto in Giappone nel 2011 ha spostato l'asse terrestre di 17 cm causando un impercettibile aumento della velocità di rotazione della terra e accorciando il giorno di 1,8 secondi, senza però ulteriori conseguenze, come testimonia il presente video.

 

 Tuttavia se lo spostamento di questa linea immaginaria che collega il Polo Nord e il Polo Sud fosse decisamente maggiore, gli effetti si vedrebbero eccome!

Da 4 miliardi di anni questo asse ha raggiunto e mantenuto un'inclinazione stabile, di circa 23,44°. Se per esempio l'asse si inclinasse di 45°, l'alternanza delle stagioni sarebbe di gran lunga più marcata e avremmo inverni rigidissimi ed estati caldissime. In Italia poichè i circoli polari andrebbero a coincidere con i Tropici avremmo inverni simili a quelli della Finlandia del Nord. Inoltre si correrebbe il rischio di desertificazioni nelle zone più aride e di tempeste devastanti in quelle umide. Questa variazione di climi creerebbe problemi a molti esseri viventi, dagli animali migratori che dovrebbero cambiare le loro rotte, alle piante senza più il loro habitat ideale.

Ma la situazione peggiore avverrebbe con un'inclinazione dell'asse di 90° (come il pianeta Urano): per sei mesi consecutivi una parte del globo sarebbe investita da raggi solari roventi, i ghiacciai si scioglierebbero e le temperature sarebbero insopportabili; intanto dall'altra parte del globo per sei mesi regnerebbe il buio assoluto, con temperature polari e mari congelati in poco tempo. Solo i batteri potrebbero sopravvivere.

 

Per ulteriori informazioni visitate il sito: http://it.wikipedia.org/wiki/Asse_terrestre



Surriscaldamento globale: l'Olanda è pronta

Martina Ntuk - Ambiente

Alcune delle aree urbane più famose del mondo si stanno preparando a difendersi dagli effetti dei cambiamenti climatici. Il surriscaldamento del pianeta con il conseguente scioglimento dei ghiacciai sta innalzando il livello del mare ed alcune grandi città costiere vedono a rischio la loro stessa esistenza.
L'Olanda è uno dei paesi che ha studiato questo fenomeno da più tempo ed  ha messo a punto degli studi per prevenire il cosiddetto "disastro da inondazione".
Il territorio olandese si trova al di sotto del livello del mare e  nel 1953 ha subito una disastrosa inondazione. Da quel momento, è stato progettato un'ambizioso programma di difesa chiamato Delta Works dal costo di 13 bilioni di dollari. Il progetto prevede delle parti mobili che permettono all' acqua di scorrere via in caso di inondazione oltre che alla costruzione di 650 km di dighe, argini e canali.
Nonostante ciò, il peggioramento della situazione del surriscaldamento del pianeta hanno indotto gli olandesi ad aumentare ulteriormente loro protezioni. Globalmente i livelli del mare sono aumentati di 30 cm rispetto al secolo scorso, un dato in continua crescita.
Gli olandesi hanno in corso un altro grosso progetto chiamato Room for rivers che utilizza delle barriere di sabbia per costruire idrovie così che le l'acqua portata dalle inondazioni possa defluire in sicurezza sostenendo un aumento del livello del mare fino ad 1.30 m, previsto per il 2100.
Il problema dell' aumento del livello del mare è fortemente sentito anche in Italia nella città lagunare di Venezia dove spesso si verifica il fenomeno dell'acqua alta. Il sistema che dovrebbe tutelare Venezia dall'innalzamento del mare è il "Mose",http://www.salve.it/it/default.htm, un sistema di barriere studiato per impedire che i monumenti della bellissima città vengano danneggiati dall'acqua del mare.